Sunday 18 December 2016

Nuovo governo e programma a quattro mesi

L’Italia che verrà

La nave va. Il varo del governo Gentiloni è andato. Una soluzione che ha rasserenato il clima dalle parti del Colle e che ha fornito una prima risposta a livello internazionale, mercati inclusi.

Il temuto crollo post referendum, insomma, è stato ridimensionato. Merito di un’iniezione diciamo di fiducia da parte della finanza europea e, soprattutto, della conferma di un ministro come Padoan, la cui reputazione è già una garanzia a livello di banche centrali.

Tamponata l’emergenza, adesso Gentiloni deve applicare il piano di sostegno da 15 miliardi per la tenuta delle nostre banche (Mps, Unicredit, Popolari e banche sanate a carico dei correntisti nel recente passato ovvero Etruria & Co).

Si badi bene: 15 miliardi per iniziare, cui si dovranno aggiungere altri 65 miliardi per la bonifica definitiva del sistema. Non proprio una passeggiata. Che non salverà comunque qualche migliaio di posti di lavoro nel settore. Ma tant’e’.

Secondo motivo d’intesa della scelta Gentiloni è poi quello relativo alle relazioni internazionali. Prima la riunione delle istituzioni europee, poi il debutto nel gotha delle Nazioni Unite dove dopo soli cinquanta anni d’attesa finalmente abbiamo ottenuto un seggio.

Terzo motivo di forza di questa prima fase, destinata a proseguire con una navigazione a vista di pochi mesi, il fronte giudiziario. Giusto in tempo, si direbbe, per non farsi trovare scoperti nel momento in cui il sindaco di Milano viene colpito da un banale avviso di garanzia e soprattutto a Roma implode il sistema dei cinque stelle.

Proprio così. Un’ondata giustizialista che rischia di travolgere tutto e che, quando meno te l’aspetti, spinge i grilli i a scoprirsi garantisti. Ma come, non era il partito che voleva le dimissioni di tutti coloro anche solo in odor di avviso di garanzia?

Cos’e’ successo? Semplice. La sindaca Raggi non regge. Dimissionari i collaboratori più stretti, dimissionari i dirigenti degli uffici chiave del Comune di Roma, arrestato il vice-capo di gabinetto con delega al personale. Con Grillo costretto a compromettere la propria linea duristo-purista per salvare il primo cittadino della Capitale e la credibilità stessa del metodo di selezione dei rappresentanti penta stellati. Quanto potrà durare?

Intanto il parlamento tutto si trova d’improvviso a difendere Berlusconi… Accade con la scalata certo non amichevole di Vivendi, con l’ennesimo gioco dell’Opa. Con Bollore’ che diventa cavaliere bianco per strappare il Biscione dalle mani dell’ex premier. Ma è’ davvero Mediaset l’obiettivo di tanto ardore? O non piuttosto Generali?

Infine Renzi. Che lavora al partito e disegna il futuro del partito. Che rintuzza le critiche sempre più evidenti che maturano all’interno del Pd. Che sfodera un rinnovato entusiasmo. Che prevale agilmente nel parlamentino democratico, pronto a rientrare in campo non appena i tempi (e la legge elettorale) saranno maturi.

Nel frattempo Gentiloni va. Tra mille dubbi e mille incertezze. Programmando a quattro mesi. Destinato a rimanere in sella, forse, più di quello che si pensi.